Il segreto di Riccardo Emmolo

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Alma Tadema, La domanda (Collezione Perez Simon, Messico)
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Il segreto

Molti sanno che la bellissima Ipazia, filosofa e astronoma, diresse la scuola neoplatonica di Alessandria d’Egitto. Quasi nessuno che un giorno, uscendo dalla Biblioteca, incontrò Fazio di Cirene, giovane oratore e ottimo studioso di Luciano.

FAZIO « È da un po’ che non ti si vede»

IPAZIA «Sono stata in Grecia»

FAZIO « Dove? A Olimpia? A Delfi?»

IPAZIA «Non sono i resti del passato che mi interessano»

FAZIO «Allora, cosa?»

IPAZIA «Ciò che non può essere detto»

FAZIO «Sei partita filosofa e tornata sibilla»

IPAZIA «Hai mai sentito parlare della materia oscura?»

FAZIO «Cos’è?»

IPAZIA «Tutto ciò che l’occhio umano non potrà mai vedere. Secondo alcuni astronomi costituisce il 90% del cosmo»

FAZIO «Eppure la nostra conoscenza continua ad aumentare»

IPAZIA «In realtà, non sappiamo quasi niente»

FAZIO «A me non sembra»

IPAZIA « Cosa sappiamo veramente degli antichi abitatori della terra? Cosa possiamo dire della loro vita prima che s’introducesse la scrittura? »

FAZIO «Sappiamo dove vivevano, cosa mangiavano, dove dormivano, quali animali cacciavano»

IPAZIA «Grotte, capanne, punte di ossidiana, cocci di terracotta. Quale vita ci restituiscono questi resti? Non ti è mai venuto il dubbio che il passato che tentiamo di ricostruire sia essenzialmente una proiezione del nostro materialismo?»

FAZIO «E quale altra vita potremmo mai conoscere quando non esistono testimonianze scritte?»

IPAZIA «Noi idolatriamo la scrittura»

FAZIO «Non è forse importante?»

IPAZIA «Certo che lo è. L’errore è fermarsi ad essa»

FAZIO «Come facciamo a conoscere con precisione ciò che non ci è stato tramandato attraverso documenti scritti?»

IPAZIA «Noi siamo ossessionati da questo “conoscere con precisione”»

FAZIO «Di ciò che non è stato tramandato con la scrittura possiamo fare solo supposizioni. Ciò che è scritto, invece, possiamo conoscerlo, studiarlo. Ad esempio, Euripide: più lo studiamo, più lo conosciamo»

IPAZIA «Un grande poeta, capace di insegnarci molte cose. Però mi chiedo se tutti i commenti e le interpretazioni che si sono accumulati nei secoli non abbiano finito per seppellire lo sfondo delle sue opere»

FAZIO «Ce l’hai con la pedanteria? Sono d’accordo con te»

IPAZIA «No, sto parlando di ciò che è impossibile vedere in una tragedia»

FAZIO « Non capisco»

IPAZIA «C’è qualcosa che nessuna tragedia potrà mai rappresentare»

FAZIO «Cioè?»

IPAZIA «La tragedia non è nata come testo scritto da rappresentare in un teatro»

FAZIO «Tutti sanno che è nata dalle improvvisazioni che gli invasati di Dioniso inscenavano durante le feste in onore del dio»

IPAZIA «Cosa è rimasto di quelle danze e di quelle visioni?»

FAZIO «Qualcosa possiamo intuirlo dai cori, qualcos’altro ricostruirlo attraverso le testimonianze dei poeti e dei filosofi»

IPAZIA «Cioè da testimonianze scritte»

FAZIO «Altro non si può avere, a parte qualche pittura vascolare e qualche affresco. Comunque possiamo farcene un’idea: i seguaci di Dioniso coperti con pelli di capro che danzavano ebbri … »

IPAZIA «Certo, tutto ciò si può immaginare»

FAZIO «Non solo immaginare. Ci sono popoli barbari che praticano ancora riti simili. Qualcuno che ha avuto la ventura di assistervi, ne ha scritto»

IPAZIA «Ma come li ha vissuti chi vi ha assistito? Non li ha forse conosciuti solo dall’esterno?»

FAZIO «Vuoi dire che noi non possiamo più rivivere l’originario spirito dionisiaco?»

IPAZIA «La tragedia è il culto dionisiaco desacralizzato e messo al servizio della polis. Il contrario di ciò che era alle origini: un culto selvaggio, estraneo a valori civili e morali. Ovunque si presentava, Dioniso incontrava il sospetto e l’ostilità dei governanti. Ai loro occhi era pericoloso»

FAZIO «Forse tu riesci a rivivere lo spirito dionisiaco delle origini?»

IPAZIA «No, posso soltanto vivere ciò che ne rimane»

FAZIO «Anch’io ho sentito dire di gente che si ritira nei boschi nonostante l’imperatore abbia proibito la religione olimpica»

IPAZIA «Costoro ormai non sanno più nulla di Dioniso»

FAZIO «Sono d’accordo, continuare a praticare di nascosto i vecchi culti non ha senso. Se vuoi saperlo, con quel suo danzare forsennato e quel suo ridere ebete Dioniso mi è sempre parso più ridicolo che tragico. Lasciamo questo culto al suo destino»

IPAZIA «Dioniso è più vivo che mai»

FAZIO «E dove, se mi è lecito sapere?»

IPAZIA «Nel culto dei cristiani»

FAZIO «Cosa?!»

IPAZIA «Forse nell’eucaristia il sacerdote non riceve con il vino il sangue di Cristo?»

FAZIO «Così dicono, ma non per questo si ubriaca o si abbandona all’orgia come facevano le menadi»

IPAZIA «Tuttavia nel momento in cui beve il vino, Cristo è in lui. In un certo senso è un invasato di Cristo»

FAZIO «In un certo senso … »

IPAZIA «Forse Gesù di Nazareth non rivelò per la prima volta la sua natura divina durante le nozze di Cana, quando trasformò l’acqua in vino?»

FAZIO «Non capisco dove vuoi arrivare»

IPAZIA «Quando dai villaggi lontani giungono nella città, sia Dioniso che Cristo vengono osteggiati dal potere politico e religioso. Dioniso entra ad Atene a dorso di un mulo, Cristo a Gerusalemme su un puledro. Entrambi vengono sbranati dai discepoli: Dioniso dalle menadi, Cristo …»

FAZIO « Cristo … sbranato?!»

IPAZIA «Nell’ultima cena Gesù non dice:”Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo”? Mangiatene tutti significa fatemi a pezzi, sbranatemi. Sia Cristo che Dioniso, dopo aver subito una morte crudele, risorgono. A Tebe Dioniso, al suono delle trombe , veniva richiamato dal lago dove le sue membra erano state gettate; Cristo, al suono delle trombe, nel giorno del giudizio ritornerà nel luogo in cui è stato smembrato. Solo le donne sanno stare vicino a Cristo. Ai piedi della croce non c’era quasi nessuno dei suoi discepoli, solo tre donne; quando egli uscì, come dicono, dal sepolcro la prima persona cui si rivolse fu una donna; furono le donne a curarlo e a credere in lui senza esitazione. Ancora oggi sono molto più le donne che gli uomini a frequentare le chiese cristiane, a seguire le processioni, a pregare con più fervore e a credere con più fermezza. Come Dioniso, Cristo è il dio delle donne»

FAZIO «Dunque Dioniso rivive nell’eucaristia?»

IPAZIA «Ogni volta che si beve in compagnia, nella gioia, nell’amore sfrenato per la vita, c’è qualcosa dello spirito dionisiaco»

FAZIO «Dioniso sarebbe lo spirito del vino?»

IPAZIA «Non credere che io non colga l’ironia nelle tue parole. Considera che ci sono due modi di conoscere il vino. Uno è conoscere il modo di coltivare la vite, la natura del terreno e tutto il resto; l’altro è sentirne l’odore, apprezzarne il colore, avvertire quel fuoco che s’irradia dentro fino a incendiare il cuore, non poter più controllare le parole, avere voglia di scherzare e di ridere, trovarsi in una dimensione diversa»

FAZIO «Bere vino, cantare e ballare è più importante di studiare Euripide? »

IPAZIA «Nessuno può capire le Baccanti se non si è mai spinto, e non solo attraverso i libri, sull’orlo della voragine dove la morte coabita con la vita»

FAZIO «Tu hai mai fatto strage di nemici?»

IPAZIA «No, mai»

FAZIO «E per questo non puoi capire l’Iliade

IPAZIA «Posso capirla come coloro che, pur non avendo mai usato le armi, intuiscono l’esperienza interiore della guerra»

FAZIO «E quale sarebbe questa esperienza interiore?»

IPAZIA «Quella di combattere fino all’ultimo respiro. Qualcosa di indicibile»

FAZIO «Vuoi vedere che anche Ares ha molti seguaci tra i cristiani?»

IPAZIA «Puoi constatarlo tutti i giorni per le strade nei comportamenti violenti e arroganti dei seguaci del vescovo di Alessandria»

FAZIO «Dunque, secondo te non è cambiato niente con la proibizione della religione olimpica?»

febbraio 1st, 2017|Riccardo Emmolo, riscritture1|