Poesie di Sauro Damiani

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DA CANTO DELL’AMORE ASSENTE E ALTRE RIME

QUARTINE

3

È poco, è molto quello che ti è dato?
Di ciò che hai, siine al cielo grato.
Sei qui, sei ora, sei te. Puoi soltanto
scegliere d’esser scelto, e farne un canto.

15

Perché agire? Lo vedi, sulla rena
l’onda cancella, rapida, ogni orma.
Passa il mondo e la sua gridata scena
e solo chi è leggero lo trasforma.

39

È brezza variopinta la farfalla,
vento per gli occhi che amano i colori.
E tu nel vento abbandonati, balla,
e quand’è tempo, sorridendo, muori.

40

Nulla che nasce sarà mai distrutto.
È l’apparenza che altro ti addita.
Se vedi tutto alzarsi e crollar tutto,
guarda: dopo la vita, c’è la vita

DA NODI

VACANZE ITALIANE

Non siamo seduti all’ombra dell’agnocasto,
né certo io sono Socrate; ma all’amico
che – incredibile! – mi chiede qual è
la mia “piccola filosofia di vita”, rispondo
che cerco di essere bello. Bello dentro.

È il pomeriggio asfissiante di ferragosto.
Siamo nell’ombra e nel fresco di una stanza,
il ventilatore che ci accarezza, due vecchi,
perché solo i vecchi, oggi, non sono al mare,
solo i vecchi discorrono di filosofia e di vita.

Il suo sogno – mi dice – era di farsi monaco.
La stanza, infatti, somiglia a una cella, solo
che siamo in due, e parliamo, e i bicchieri
di sangria, pressoché vuoti, quasi sembra
occhieggino in silenzio la bottiglia vicina.

Squilla il telefono. È la moglie. Dalla sua bella
vistosa villa sulla Côte d’Azur, lo chiama
per chiedergli della salute. “Ça va?” “Oui, oui”.
Lei sta abbronzandosi sulla spiaggia. Lui torna
pensieroso. Vorrebbe sospirare, e sorride.

Siamo dovuti venire a patti con la vita.
Di quel che sognavamo, cosa abbiamo stretto? Ma
nessun rimpianto nelle nostre parole. Lasciamo
che il mondo si pasca di sabbia, e nell’ombra
della non-cella e dell’assente agnocasto

socrateggiamo sereni, sulle labbra
la prelibata sangria.

NODI

Sono sempre stato la dannazione di mia madre,
coi libri e i giornali accatastati in ogni angolo
quasi fossero loro i padroni del mio studio.

“Un giorno o l’altro”, diceva, “ti butteranno fuori”.
E aveva ragione. Io sono uno della strada,
solo se scendo incontro l’ipse di me.

Ma ora sono qui, sulla partenogenesi dei fuchi,
sul dilemma del prigioniero e la scelta ottimale,
sull’infinito che costituisce e scompiglia il finito.

“C’è il sole, va’ fuori!” ripete, oggi, mio fratello,
gli occhi che si avventurano oltre muraglia di libri.
Poi scompare, scuotendo la testa, rassegnato.

‘Non sembra nemmeno mio fratello’, lo so quel che pensa.
E ha ragione anche lui. E ne ha tanta,
che non so se per me esista un qualche “sembra”.

“Ma chi te lo ordina?” mi chiedo anch’io, talvolta,
quando sento il mostruoso della mancanza del “sembra”.
“Sono fatto così”, poi sospiro, rassegnato anch’io.

Ma non ho ragione; o almeno non tutta:
il sono-fatto-così non è un decreto del cielo.

Ma un giorno

fuori dai giorni “Lega

tutto”, comandò una voce di fuoco, e divampò
nelle mie vene, marchiò le mie ossa – sì che da allora
il mio sono-fatto-così è un incessante ribollire,

sempre in mezzo alla strada, sempre chiuso fra i libri,
sempre aperto al volto in cui l’infinito si gloria,
sempre curvo sulle domande scottanti del mondo.

In un unico nodo: cosmo-uomo-cielo – quella quercia
che nella sua chioma accoglie l’alto e gli alati,
nata prima di me e che vivrà dopo di me, l’albero

che ricolma di pace la cupola del mio cuore
in cui sereni uccelli cantano e dormono.

SE

Se la domanda fondamentale della filosofia fosse
“Perché l’ente e non piuttosto il niente?”, l’essere
senza volto divorerebbe la mia vita, monade
che si serra senza scampo su di sé – e tu

che mi chiami, mi chiami da fuori, inghiottito
saresti per sempre dalla notte.

Ma la domanda

fondamentale della filosofia è: “Ho io il diritto
d’essere?” E così il sangue mi si rimescola
e il sonno è un cappio che mi soffoca e strangola,

finché la strada, mandando in frantumi i vetri, all’alba
irrompe nella mia camera, indica “tu” a me che tremo,
mi costringe a portarla, dura com’è, sulle spalle,
mi condanna a morire.

Morire – nient’altro.

Non prima ho il diritto d’essere.

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febbraio 1st, 2017|Sauro Damiani|