Sauro Albisani

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Frammenti per un’apologia del silenzio di Sauro Albisani

Se dovessi scegliere una poesia che rappresenti per me la più alta meditazione sul silenzio, certo sceglierei L’Infinito. Parlammo una volta dell’Infinito – in un clima d’intimo raccoglimento che avvicinava la conversazione a una preghiera laica, intonata nel nostro dialogo a una fanciullesca commozione condivisa da entrambi – con Orazio Costa nell’imminenza d’una progettata lettura open dei Canti, da farsi a Recanati e che poi per vicissitudini diverse e non nuove non si sarebbe realizzata.

Pavese compagno di classe di Sauro Albisani

Negli anni del liceo, Pavese fu il mio invisibile compagno di banco. A quell’età la lettura aveva la virtù di farmi percepire misteriosamente presente l’uomo di cui le pagine mi restituivano la voce. Ma l’emozione segreta nasceva dal fatto che io udivo la voce di un ragazzo. Gliene ero grato perché, senza bene rendermene conto, in quel ragazzo riconoscevo me stesso.