saggi n1

>>>saggi n1

Sizigie su un verso di Verra’ la morte e avra’ i tuoi occhi di Damiano Scaramella

«Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.» Ripetiamolo come un mantra, sì, come l’ultimo degli oracoli impossibili, il primo, che dunque sempre accade e senza scampo. «Sarà […] come vedere nello specchio / riemergere un viso morto, / come ascoltare un labbro chiuso» echeggia tra noi, per bianca negromanzia, anche Pavese – lui o la Sibilla che gli siede accanto, la più antica la più feroce, quella che sempre più ha voglia di morire.

Ricerca del mito, ricerca di se’ di Antonio Sichera

Non si è forse ancora considerata a fondo l’atipicità pavesiana nel panorama della grande letteratura degli anni trenta e quaranta del Novecento. Mi riferisco qui non ad una ‘diversità’ squisitamente formale, ad una più o meno personale modalità di scrittura – peraltro già abbondantemente indagata –, bensì ad una distanza di altra matrice, che intercetta il piano delle cose, anzi della ‘cosa’ di cui ogni grande poeta va in cerca.

Lavorare stanca, o le poesie del mattino di Liborio Barbarino

Cesare Pavese pubblica la sua prima raccolta di poesie – Lavorare stanca, il libro d’esordio – nel 1936, a 28 anni, per i tipi di Solaria. Tornerà sull’opera nel 1943 con una «seconda edizione aumentata» (da 45 a 70 liriche) stampata questa volta presso Einaudi, prima di suggellare la sua avventura poetica (e letteraria) con le diciannove liriche (comprese quelle di La terra e la morte) di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

La rupe di Giancarlo Pontiggia

A breve distanza dal ciclo di nove poesie intitolato La terra e la morte, fra il 13 e il 28 dicembre Cesare Pavese compone, in rapida successione, Le streghe, La belva e La madre, primo nucleo dei futuri Dialoghi con Leucò. Il nuovo libro nasce sotto l’ossessione del motivo erotico: Circe e Artemide-Selene sono entrambe «signore fatali», entrambe connesse con il mondo arboreo e animale (imbestiatrice di uomini Circe; belva circondata di belve Artemide)