Chiostro di S. Maria del Gesù (1478-81), Modica
Chiostro di S. Maria del Gesù (1478-81), Modica

A NOTRE DAME, APPENA IERI

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Che cosa sarebbe successo, che cosa avremmo letto se T.S. Eliot, insoddisfatto delle paginette della Terra Desolata, invece di inviarle a Ezra Pound, le avesse bruciate e riscritte? Sappiamo bene che gli scrittori del mondo, non dormirebbero la notte dalla curiosità.
Disperatamente cercava la cenere delle città e degli uomini per concimare la sua opera, ma mentre lo faceva, non poteva immaginare che la stava preparando anche per chi venne dopo di lui.
Il poemetto uscì nel 1922 dalle ceneri di Dante, dal Vangelo di Luca, da J.G. Frazer.
La mia amata Chicago venne quasi interamente distrutta da un terribile incendio nel 1871, e rinacque con fianchi formosi e una splendida voce blues, diventando una delle città più importanti d’America, dal punto di vista culturale, architettonico e musicale.
La cattedrale di Notre-Dame il 15 aprile del 2019 è andata a fuoco e i francesi la vorranno ancora più bella, pietra dopo pietra.
La ri-costruzione fa parte della natura umana, sollecita l’utilizzo delle impalcature della nostra mente, la quale attinge dalla nostra storia che ha gambe, chiamate radici.
Per costruire una poesia non si deve temere di ricostruire né il tempo né le sue pause. E la storia non deve essere timida né temere di mettersi nelle mani di un singolo uomo coraggioso.
Ogni autore costruisce se stesso e il suo personale manuale di istruzioni, per scrivere la propria opera, che deriva dallo studio di una o più tradizioni letterarie che sente più vicine a sé, che intende superare, eguagliare o di cui semplicemente far parte.
Con i versi trascriviamo la brutale società a cui apparteniamo e con le stesse esigenze spirituali e fisiche costruiamo chiese in cui stare in silenzio, cantare o parlare con il proprio dio.

Che lo stato della poesia di oggi sia come quello di Notre-Dame?
Temo di dover rispondere di sì, ma essendo un’inguaribile ottimista, la cenere è necessaria tenerla stretta in un pugno e l’importante è saperne fare un buon uso. Gli impareggiabili maestri ce l’hanno insegnato.
I dibattiti poetici oggi si concentrano e si infervorano fra chi si getta nei poetry slam e fra chi ritiene siano la rappresentazione della sconfitta della poesia. Pochi sono davvero gli autori in grado di poter leggere i propri testi non facendo loro un torto e alle orecchie di chi ascolta, nondimeno avere vincoli espressivi se cosi li possiamo chiamare, non conduce di certo a una strada nuova disposta a ricercare versi irripetibili e memorabili come solo gli autori del novecento ci hanno dato l’occasione di leggere e non dimenticare.

Mentre si fa la guerra delle lettere, interpelliamo Giorgio Caproni.

Federica Negri Guglielmini