IL CODICE DEL DESIDERIO. Lettera a Isabella Vincentini

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Cara Isabella

il Codice dell’Alleanza è il tuo libro più maturo, più intenso, più preciso. Tramato dai tuoi viaggi nelle terre del mito greco e medio-orientale, questo libro è un viaggio dell’anima e nell’anima, un’avventura di fuoco, un combattimento all’ultimo sangue. Poche volte vita e letteratura mi sono parse così sorelle come in questo libro; poche volte ho sentito la tua voce – febbrile, carica di vita fin quasi a scoppiarne – intonare immagini così vere, diffondersi in metafore così illuminanti.
Il tuo viaggio è guerra e amore (guerra senza quartiere, amore senza limiti), l’infinito combattimento di una donna mossa da una gioia di vivere incontenibile, una donna che anche nel dolore più sconfortante resta vitale. E nessuno ha mai saputo che farsene di questa sua forza, mai tentato di accoglierla così com’è per paura di restarne travolto.
«Non volevo che interpretassi / i miei sogni, ma che mi aiutassi a sognare»: di fronte a versi come questi non si può che restare incantati e tremanti. C’è in te una domanda d’amore folle che sfida continuamente il maschio (amato, amico o terapeuta), una sete che non può essere saziata perché, se lo fosse, l’amore cesserebbe. Questo è il paradosso della vita: se ami con sete smodata prima o poi distruggi l’oggetto d’amore, d’altra parte se ami con parsimonia ottieni una tiepida soddisfazione che è una sorta di morte in vita.

L’interlocutore principale del Codice dell’Alleanza non è l’amato o un amico, ma il terapeuta. Non c’è nessun poeta che io conosca capace di percorrere come te tutte le possibilità e le ambiguità del rapporto psicanalitico. Tu vorresti che il tuo psicanalista abbassasse le proprie difese per entrare anche lui nel bisogno/ferita d’amore che il dialogo terapeutico inevitabilmente alimenta. Eppure tu sai che uno psicanalista che rinuncia al controllo del transfert e del controtransfert non ha più niente di interessante, è un uomo come tanti altri. Un guaritore ferito non è più in grado di guarire.
È questo, vedi, il dramma: la sete d’amore smisurata non può trovare nessuno capace di soddisfarla, ma amare in maniera misurata che amore è? Sarebbe facile gioco proiettare questa sete in un essere che è fuori dal tempo e dallo spazio, ma tu ti rifiuti di alienare il desiderio, il tuo desiderio. Bisognerebbe che qualcuno prima o poi ti facesse non capire, ma vivere questo paradosso. Scopriresti allora che l’unico “oggetto” in grado di soddisfare la tua gioia di vivere è la gioia di vivere stessa. In altre parole, il tuo desiderio è la freccia e il bersaglio del tuo amore. Quando sperimenterai questo, sentirai finalmente la grandezza della tua anima e le tue solitudini, i tuoi attacchi di panico e i tuoi vagabondaggi sentimentali non ti faranno più male.
Troverai qualcuno in grado di farti vivere questo? Te lo auguro, ma intanto posso dirti che questo è proprio quello che tu vivi quando scrivi le tue poesie così belle. Allora resti placata e il tuo dolore diventa canto e mare. Quel canto indifeso che è la poesia, quel mare mosso e pericoloso nel quale non possiamo non immergerci. Perché ci siamo dentro da sempre, Isabella, anche se continuiamo a dimenticarlo. La poesia, invece, non lo dimentica mai, perché è sempre e solo nell’attimo: è oggi.

Ti saluto con i tuoi versi:

«oggi non è più sconfitta
ma infinita violenza e dolcezza
la febbre della sera».

Ti abbraccio forte forte.

Riccardo

Scheda biobibliografica

Riccardo Emmolo (Scicli, 1951) ha pubblicato due libri di poesia (Ombra e destino e altre poesie, 2002; Ti parlo, 2012), un libro di saggi (Memoria e cecità, 2010) e un libro di prose, versi e narrazioni (Immersioni, 2017). L’anno scorso, presso l’editore svizzero Alla Chiara Fonte, ha pubblicato una plaquette di versi dal titolo Pietruzze.