PER ISABELLA VINCENTINI

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Fin dal nostro primo incontro, ho stretto un’alleanza con Isabella Vincentini. Ho subito sentito che lei era diversa da tutti gli altri. Veniva dalla Grecia, da Friedrich Nietzsche, da Coleridge, dai grandi poeti visionari, veniva da tutto quello che amavo. Se ci fossimo conosciuti da bambini avrei giocato tutto il giorno con Isabella, ci saremmo arrampicati sugli alberi, avremmo fatto corse, lotte e duelli, saremmo entrati nella stessa squadra o nella stessa banda.
Ci univa solennemente una visione eroica dell’arte, lontana dai luoghi comuni della scrittura sociale o civile, una visione al tempo stesso solitaria e universale, unica e cosmica, concentrata con la medesima forza su ciò che non si ripete e su ciò che rimane per sempre. Avevamo scelto gli stessi autori e gli stessi miti, ci eravamo commossi sulla follia di Hölderlin e sui viaggi di Dino Campana, sul genio di Marina Cvetaeva e sul dolore di Cesare Pavese. Eravamo figli di un archetipo.
Ho letto con ammirazione i suoi primi studi e le sue prime poesie, la magistrale antologia degli anni ottanta, i saggi sul tema del naufragio e sulla luce ciclopica di Atene, la serrata potenza filosofica del suo verso che si scioglie in elegia e nuota nelle acque del mar Egeo, la grande avventura della conoscenza che si rivela pagina dopo pagina nelle sue Lettere a un guaritore non ferito, dove assistiamo partecipi e turbati alla guerra amorosa tra l’arte e la terapia, al contrasto sanguinoso tra il desiderio di creare e quello di guarire.
Quando ci siamo conosciuti da bambini (alle giostre dell’Idroscalo, mi pare, o forse a Villa Celimontana) abbiamo stabilito un codice segreto, un codice prodigioso e inviolabile che ci avrebbe uniti eternamente. La vita poi ci poteva portare in un altro mondo e in un’altra sorte, poteva fare di noi qualunque cosa, ma quel codice sarebbe rimasto vivo: sei versi arcani da pronunciare insieme e sarebbe stato quello e solo quello, il codice dell’alleanza.

L’amore è ciò che rimane
frammenti, tesori trafugati
di un’altra sorte.

Seguivamo la via prescritta ma,
dietro di noi, la vita
ascoltava.

(Il codice dell’alleanza, Milano, La Vita Felice, 2018 – p. 13 e p. 21)

10 aprile 2019

Scheda biobibliografica

Milo De Angelis (Milano,1951) ha pubblicato Somiglianze Guanda 1976); Millimetri (Einaudi, 1983); Terra del viso (Mondadori, 1985); Distante un padre (Mondadori,1989); Biografia sommaria (Mondadori, 1989); Tema dell’addio (Mondadori,2005); Quell’andarsene nel buio dei cortili (Mondadori, 2010); Incontri e agguati (Mondadori, 2015). Ha scritto il racconto La corsa dei mantelli Guanda,1979 e Marcos y Marcos , 2011) e il volume di saggi Poesia e destino (Cappelli, 1982). Nel 2008 è uscito Colloqui sulla poesia, dove appaiono le sue principali interviste. Nel 2017 Mondadori ha pubblicato un volume che raccoglie la sua opera in versi, Tutte le poesie (1969-2015). Ha tradotto dal francese e dalle lingue classiche.