III, 1

Il cielo stellato sopra di lui
nell’armonia d’una vita regolare.
Questa la sua aspirazione.

Così ammira il vecchio Spurinna
che, lieto e sereno, trascorre
le giornate tra letture, conversazioni,
passeggiate, bagni, pranzi e cene
con amici, una partita di pallone
e infine la poesia.

III, 6

Ha acquistato una statua
in bronzo: un vecchio
con i particolari ben definiti
(le ossa, i muscoli, i tendini,
le vene, perfino le rughe).
Pare vivo.

La regalerà al tempio di Giove.
Solo aspetta che sia pronto
un piedistallo per iscriverci
il proprio nome.

III, 12

Parteciperà al pranzo dell’amico
Catilio, purché sia breve e frugale
e abbondi solo di filosofiche
conversazioni, alla maniera
socratica.

III, 21

Non immagina che la fama di Marziale,
poeta tutto “sale e pepe”, durerà più della sua.
Gli ha pagato il viaggio di ritorno a Bilbilis
a ricompensa di quel certo epigramma
in cui Minerva è sua ospite nella casa
di Roma e lui figura come un secondo
Cicerone.

IV, 14

Va orgoglioso dei propri endecasillabi,
alcuni scurrili, scritti Catalepton
in carrozza, nella vasca da bagno
o a tavola.

IV, 30

C’è una fonte che tre volte
al dì cresce e si svuota.

A metterci un anello sul fondo
a poco a poco vien sommerso
e poi è nuovamente all’asciutto.

Sarà effetto d’un vento
sotterraneo come quando
da un’ampolla immersa
fuoriesce una bolla d’aria?

Funziona come la corrente
d’un fiume rallentata
nel suo estuario?

Un gioco di maree?

O esiste forse un bacino
che, svuotato, riattiva la fonte,
mentre, pieno, la spegne?