V, 5

Improvvisamente è morto
l’amico Caio Fannio.

Lascia interrotta una storia
del principato di Nerone
(un resoconto dei suoi delitti).

Il crudele imperatore gli è apparso
in sogno a minacciarlo di non andare
oltre.

Affrettiamoci dunque a ultimare
i nostri scritti: che la morte
non ci colga in corso d’opera.

V, 6

La villa è delle migliori,
ma il segreto del posto è la vista:
la piana cinta dall’anfiteatro
dei monti con boschi vetusti
e il gioco dei platani rivestiti
d’edera da un albero all’altro,
il regno delle ombre, dove
tutta sola splende una rosa
toccata da un raggio di sole.

V, 16

Non ancora quattordicenne
a pochi giorni dalle nozze
la figlia minore di Fundano
è scesa all’Ade.

Sapeva già essere saggia
e affettuosa con tutti.

Durante la malattia,
stoica ha atteso la morte.

Consolare i suoi cari
è stata la sua unica
consolazione.

V, 17

Anche le statue degli antenati
orgogliose ascoltano il poema
in greco Le Costellazioni
del loro degno discendente
Calpurnio. Non possono
non apprezzare il pudore
della lettura, l’elegiaca
maestà dei versi,
la commistione d’umile
e sublime. Eleganza
e Sapienza finalmente
vanno a braccetto.

VI, 10

Io, Virginio Rufo, vincitore
di Vindice, legato in Germania,
rifiutai il titolo imperiale
offertomi dalle mie truppe.
Ora qui, nella villa di Alsio,
piccolo nido della mia ultima età,
riposo per sempre.

Non pretendo un mausoleo,
ma almeno un altare funerario
che custodisca le mie ceneri
e un giusto epitaffio.

Invece no, il mio erede
da ben dieci anni trascura
la mia tomba, anche se il mio
ricordo riempie il mondo.

Tanta è l’umana ingratitudine
che ognuno subito in vita
dovrebbe provvedere al proprio
ricovero eterno.

VI, 20

Un’apocalisse di pesci
sulla spiaggia e folgori
in un cielo di ceneri
mentre lo zio muore
sul tragico palcoscenico
d’un mondo in declino.

Lui, invece, rimasto
con la madre fa i compiti
di scuola.

VII, 4

Una volta fu costretto,
appena congedato dall’esercito,
a fermarsi sull’isola d’Icaria
per colpa del vento.

E fu così che scrisse
la sua prima poesia
in versi elegiaci.

Tema: il mare
in burrasca.

VII, 5

Calpurnia gli manca tanto,
da vegliare la notte pensando a lei.
Spontaneamente le gambe
lo conducono nella sua camera
e di giorno il lavoro diventa
addirittura un conforto.

VII, 21

L’infiammazione agli occhi
lo costringe ad evitare la luce:
tende abbassate in casa
(anche in portantina).
Prende bagni, fomenti
e vino, ricette d’Ippocrate.
Accetta in regalo una gallina
per il brodo.