VIII, 4

Caninio sta scrivendo un poema
sulla Guerra Dacica, guerra di genieri
con fiumi deviati, ponti gettati,
accampamenti su dorsi di montagne,
tutto questo per abbattere la superbia
di un re (il suo teschio finalmente
portato in trionfo!). Faticherà la poesia
a star dietro alle gesta: difficile
rendere nomi barbari, ma grazie
alla pazienza d’Omero e all’aiuto
delle Muse, Marte degnamente
sarà onorato.

VIII, 8

Ecco il dio Clitumno
nella sua toga pretesta,
ipnotizzato da monetine
e sassolini scintillanti
sul fondo d’acque
limpide.

IX, 2

Ultimamente brevi e poche
sono le sue lettere.

Non è mica Cicerone
(lui sì che ne aveva
di cose da raccontare!).

Degni di narrazione sono solo
i fatti d’arme: parate e grandi
manovre.

IX, 3

Felicità è avere buona e solida fama,
promessa di futura gloria.

Ben spesa è la vita che aspira
all’eternità.

IX, 7

Tragedia ha chiamato la villa
alta sulla rupe (così i coturni
d’un attore tragico) dal lungo
portico e l’ampio panorama
del lago.

Commedia è la villa bassa
(come i sandali dei comici),
da cui direttamente pescare
dalla camera.

IX, 22

Eccellenti le elegie di Passenno
Paolo, discendente di Properzio
(buon sangue non mente!).
Con abilità imita Orazio: sincero
l’amore, nitido il dolore, giocondo
il riso, cortese la lode, sempre
misurato nei toni.

Ultimamente stava male
e Plinio stesso ne soffriva,
ma una volta guarito,
anche Plinio si è sentito
meglio.

A Polla Argentaria per il genetliaco funebre di Lucano

Io qui, con la possibilità di perdermi
in una metropolitana o in un aeroporto,
decido di concentrarmi sulla luce
argentea del tuo amore, generosa
polla d’acqua rupestre, devozione
d’un ricordo fedele. Inconsolabile
hai deciso rimanesse la perdita di lui
né accenni a cercare sollievo dall’oblio
di giorni monotoni, ma il manoscritto
continui della Farsaglia (glielo devi)
e t’identifichi nel suo genio irato,
eppure quell’ira sacra non t’avvelena
(distante fluisce e si fa cristallo, fiamma
dietro alabastro, fuoco nel ghiaccio).
So che Marziale t’ha dedicato epigrammi
ammirati e Stazio una Silva dove Lucano
incede sul carro del trionfo nei Campi
Elisi del Cielo come già Scipione
nel Sogno. Ma nel cuore del tuo cuore
lui t’abita e resta fisso come una pietra
miliare, una lancia feziale, un chiodo
ribattuto, incarnato ormai alla parete.
Ti consola la maschera di cera dorata
(indossarla al lume inquieto delle lucerne
vorresti: che scintilli nella sua corolla
di barbagli!). Non temi le Ombre, ma
le chiami: s’accuccino pure attorno
ad ascoltare gli ultimi versi occulti
e di lui riferiscano i segreti, l’attesa.

Scheda biobibliografica

Luigi Picchi, nato a Como nel 1969 e laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica di Milano, insegna al Liceo Scientifico “Paolo Giovio” della sua città. Oltre a collaborare ad alcune riviste letterarie, ha pubblicato due sillogi poetiche: Tempo Minore (Edizioni Città di Vita Firenze, 1996) e Antiqua Lux (Moretti & Vitali Bergamo, 2018). Ha curato tre antologie di Letteratura latina: Amore coniugale nell’antica Roma (2005), Ierofanie Naturali. Sacro e natura nell’antica Roma (2008) e Il Libro delle api (2013) per le Edizioni Medusa (Milano), pubblicando poi per Nodo Libri di Como una monografia su Plinio il Vecchio (2018).