POESIE

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Da Interrogare la pioggia (Lacaita, 1984)

LA STANZA

Le case sfuggono all’orizzonte;
con fare nervoso la luce apre la porta.
La solitudine della musica colma la stanza.
Attendimi. I libri
sospirano meditabondi. Sul tavolo
le povere ombre si chiedono perché.
Il mattino ha le mani di una ragazza
semplice. Attendimi. Lontano
la terra consuma il suo sonno puro.
Proviene dalle strade una voce conosciuta.
Dalla lampada le parole cadono
come pensieri. La finestra tace.
E tu attendimi, attendimi.

da Passeggiate e inseguimenti (Book, 1993)

NEL GIARDINO

Trema una fronda nel giardino.
Un corpo non è ancora un’orma.
Un cancello, due cipressi, tre passeri.
Trema un’orma nel giardino.

IL VIALE

A quest’ora non passa nessuno.
Gli alberi pronunciano il tuo nome.
La strada ha i suoi ricordi e le sue ombre.
Gli alberi ti chiamano
ma tu cammini coi tuoi mille volti
i mille volti della tristezza,
e gli alberi ti chiamano, ti chiamano,
e tu cammini come la tristezza
cammini e mille volte non cammini.

ALLA FESTA

Mi avvolgono i suoni
della festa del tuo corpo.
Scivolo sul tuo volto
come il mare sulla malinconia.
Si ripara nel tuo corpo
una dolcezza clandestina.
Sulla tua pelle i miei pensieri
ridono senza ragione.
Alla festa del tuo corpo
io vado a non morire.

ESPLORATORI

La fuga dello stormo di corvi
oltre il bosco di pioppi leggeri
e le risaie ti distrae
mentre corre l’auto come un destino.
Si va, da esploratori certi
della meta, con un’isola
lussureggiante dentro la malinconia.

LETTURA

Dal libro un leggero presagio
può entrare nel tuo nascondiglio.
Come la solitudine dell’ape
è il tuo tremare assoluto.