POESIE

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Da Le ore e i giorni (La Vita Felice, 2008)

 

QUESTA MATTINA

Questa mattina ho steso
di nuovo al sole le lenzuola,
vele immobili alle finestre,
bianchissime,
il vento si è placato in un deliquio;
oggi non è più sconfitta
ma infinita violenza e dolcezza
la febbre della sera.

MANTOVA

Ti aspettavo tra lunette sanguigne
logge e sinopie
quando, sotto la decorazione a fogliame,
rividi la donna che in mano aveva

la maschera

e nell’altra inutilmente reggeva, l’arpa.

Giorni e giorni, un’intera estate del
tuo silenzio, a provarmi immobile
di spalle alla colonna, come
la statua della dea, altera e
sola.

Cerco ancora il pettine
che mai potrà ricomporre la chioma
che il vento ghermisce e insegue

del volto antico

a cui anche noi prestammo
il corpo e mi riconobbe e si affacciò
per vedermi
dalle vetrine dei vicoli bianchi in salita.
Oh, Melpomene, eri anche tu, lì?

NON SVENDERÒ NÉ CAVALLI NÉ ARMATURE

Oh mia diletta dea,
dammi un Lunario nuovo
ora che ho un passo lento
di lusinga;
cerchi sinuosi hanno invertito
la mente, sono fluviali;

vengono spesso a visitarmi i giorni
degli asini bianchi e dei muretti a secco,
pensieri consumati tornano lievi
come muri d’arenaria;

l’orgoglio sale di nuovo a poppa
ma non sale come vela,
inalbera paesaggi di
isole ad oriente,
acque smaltate emergono
da ponente
per dire: «sii felice,
nascono di continuo, i giorni!»

 

Da Geografia minima del Dodecaneso (I Quaderni del Battello Ebbro, 2015)

FEBO NON ABITA PIU’ QUI

non permettere che la tua
gioia svanisca
mentre che hai vita
(Pindaro, fr. 512, c )

Le emozioni impazziscono
come una sventura leggera,
emozioni calpestate
amori inceneriti
infermità dei desideri

ma di nuovo la sventura
sarà leggera, sorelle
di Antedone, di Tanagra
di Argo e di Lesbo.

Solo in primavera coglieremo mele cotogne

Febo non abita più qui

verranno inverni umidi
brumosi, traditori
ma in un mattino antichissimo
vedremo ancora

l’inflessibile splendore di ciò che non ha avuto luogo,

nascerà la luce dalle rocce e dal mare
e l’antico poeta inviterà
le ragazze alla danza:

«non permettere che la tua gioia svanisca
mentre che hai vita
».

A KARPATHOS

A Karpatos, Tetrapolis
i venti cambiano rapidi
mutevole è la sorte degli uomini
abbiamo appreso da Pindaro.

Prima di nascere dal mare
anche Rodi fu generata
da errori e colpe, uccisioni,
come quelle di Tlepòlemo figlio di Eracle,
di Elena impiccata da Polisso,
e di Sarpedonte.

Ma a volte
la divinità volge in bene
il nero destino
mutevole è la sorte degli uomini,
i venti cambiano rapidi a Tetrapolis:
Arkessia, Vrikous, Potidaio, Nyssiros.

Boschi carbonizzati hanno visto
il sopravvento degli ulivi,
orti pieni di fichi,
mandorli e melograni.
Sulla collina di Kàvos a Posì
pendici cubiformi scoperchiano
tombe micenee e gli arconti
ancora divinano oracoli
mentre noi compitiamo
la Lista dei sacerdoti di Rodi
e la Cronaca di Lindos.

Tra ripiani e terrazze, recinti e altari
volgiamo il pensiero a semicerchio
imitando le semicolonne a gradoni.
Gli occhi cercano la libertà dei mari
dei mari, tra pianori e coste,
arsenali e insenature.
Gli isolani come marmi
camminano sui lastricati
e risplendono santuari, teatri, ginnasi.

Ma dove sono le anfore di vino
le cisterne e le esedre
e perché ci perdiamo
tra portici e botteghe?

Raccogliamo la promessa
che dalla Siria con trecento cammelli
dopo milletrecentocinquantacinque anni
dovranno riportare i resti trafugati
dell’antenato di bronzo,

figlio di Chàres di Lindo, allievo di Lisippo.

I venti cambiano rapidi a Tetrapolis,
ma a quale destino inesorabile
chiederemo di mutare la nostra sorte?