GLAUCESCENS

Ricondotti alla polvere
in greti aridi di sabbia e canneti
dove risplende un bianco d’ossa
e sulla terra smossa fiorisce
il viola incredibile
di una pianta selvatica
strappata alla furia dei venti del sud
talismano e memoria nella cenere
l’ultima reliquia australe
di ciò che noi siamo

da: Nella pietra (Moretti&Vitali, 2017)

Vento di novembre, vento che porti
tra le braccia verdi dei cipressi
le voci dei miei morti, dei miei vivi,
di chi dorme o in silenziosa attesa
veglia dietro la crosta appena arata
di questo corpo sconfinato.
Chiedono di me nel vento, chiedono
notizie dei miei trent’anni appesi
a un filo di sole, ad una gioia inseguita
come vento che rade ed illumina
d’inverno i tunnel delle autostrade.
Ascolto i suoi respiri ritmare
il tempo nella stanza e penso
alla forza azzurra delle maree,
ai suoi due occhi da custodire

per millenni e millenni ancora.

SUBACQUEA FS

Ho visto stormi di rondini impazzite

tuffarsi tra i vetri della Centrale
cavi elettrici motori
dolly warden,
peccatori ubriachi santi
inginocchiati all’ombra del binario 21,
ho visto la donna muta coi dreadlocks
imprigionata come nera farfalla
nel suo giubbotto multicolore,
la fede dei miei padri messa alla prova
e tutto il buio necessario
perché la disperazione
fosse tramutata in luce.
e ho visto un uomo
con arterie lucenti come fiumi
baciare sulla fronte un’esile regina
due occhi paralitici risorgere
come Lazzaro
nel ventre oscuro
della grande stazione Centrale.

***

la sfiorano
azzurri flash di luce sul dorso
attraversano l’oscuro
groviglio di lamiere e costole
lei conosce
dai neri abissi marini
il ritmo d’ogni respiro umano
la notte
quando vitrea scintilla
sui treni
di questo
disperato acquario

***
si accascia
sul pavimento,
conta i secondi luminosi
esplosi in lui
come un continente
alla deriva,
reclina la testa
sbava
parole ed alcool
nell’orrenda stiva
di un treno
proiettato nel Duemila

***

«la gioia»
s’illumina a un tratto
aggrappato alle maniglie del convoglio
lo colpiscono di sbieco le fredde luci
di una stazione prossima alla meta,
continua il viaggio nel ventre d’acciaio
d’una Milano senza requiem
Lanza
Garibaldi
Centrale
e già lo investe
con la sua forza azzurra
di fiume imprevedibile.
«Tieni fede a ciò che esiste.
Tieni fede a ciò che è umano».

ESSERE PIETRA

Fondali di quale oceano
riemersi da quale storia?
Mio cuore, mia pietra
accarezzata dai venti
levigata dal fiume
è questa l’opera che si compie
con cura e saggezza minerale
fondali ora atolli
di bianca dolomia e canyon…

essere pietra, accogliere
dentro di sé
la doppia ricchezza
di gloria
di gloria
ed erosione.