Pierre Bonnard, Due cani in una strada deserta, 1894 circa, National Gallery of Art, Washington

VERSO ʺANTIQUA LUXʺ di RICCARDO EMMOLO

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Caro Luigi,

ho appena finito di rileggere, credo per la quarta o quinta volta, il tuo libro. Stavolta però mi è parso d’aver capito perché io provi una certa difficoltà a scrivere intorno ad Antiqua lux per qualcuno che non sia tu, perché di fronte ad un libro così unico e prezioso mi senta in soggezione. Un libro nel quale confluiscono il tuo disgusto per la contemporaneità, il tuo amore per la letteratura latina e la tua fede personale e irriducibile che somiglia tanto, nella sua radicalità, al mio agnosticismo (uso con una certa contrarietà questa parola in mancanza di meglio). Adesso so che per parlare di Antiqua lux non mi basterebbe uno studio teso ad individuarne i riferimenti letterari, già delineati nella postfazione da Giancarlo con la sua consueta insuperabile raffinatezza critica.

Anch’io sono un poeta appartato (ma non così rigoroso) come te, che cerca di infondere nei versi i frammenti della sua anima. Per me è stato – ed è – un lavoro infinito, per portare a termine il quale non può bastarmi una vita. Tu, invece, sei riuscito a dare una architettura geniale, un linguaggio adatto e uno stile impeccabile ai tuoi sogni e alle tue ansie. Credo che con Antiqua lux tu abbia reinventato il poema dell’anima divisa tra antichità e modernità che dopo Petrarca nessuno è riuscito a fare finora; un poema unico e molteplice che dimostra come, pur nell’isolamento culturale e nella solitudine esistenziale (o forse grazie ad essi), è possibile riscattare nell’arte il caos della contemporaneità.

Nei versi ispirati e dedicati a Valeria sei riuscito a creare un piccolo delicatissimo canzoniere d’amore, nei paesaggi maestosi riproposto l’amore sacro per la natura degli antichi, negli epitaffi ritrovato la maestria degli autori dell’Antologia palatina, nei versi di Octavius e Plinius Minor ricreato la vita quotidiana della Roma Imperiale e alla fine la figura inedita di Lucrezio che, dopo aver esplorato l’inferno del nulla (ma con uno spirito che gli spiritati nichilisti d’oggi non riescono neanche ad immaginare), trova la fede e la beatitudine.

Di fronte a tutto ciò io non posso se non ammirare e lodare. Anche se, dopo aver scritto questa lettera, ho la strana sensazione di aver fatto un altro piccolo passo di avvicinamento a una possibile, non inadeguata recensione del tuo lavoro.

Con l’amicizia di sempre.

Riccardo