Riccardo Emmolo

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IL CODICE DEL DESIDERIO. Lettera a Isabella Vincentini

Tramato dai tuoi viaggi nelle terre del mito greco e medio-orientale, questo libro è un viaggio dell’anima e nell’anima, un’avventura di fuoco, un combattimento all’ultimo sangue. Poche volte vita e letteratura mi sono parse così sorelle come in questo libro; poche volte ho sentito la tua voce – febbrile, carica di vita fin quasi a scoppiarne – intonare immagini così vere, diffondersi in metafore così illuminanti.

Editoriale

Negli ultimi trent’anni la poesia di Giorgio Caproni ha riscosso consensi sempre più numerosi e convinti. Gli studi e le monografie sono cresciuti in maniera esponenziale, le traduzioni e i convegni si sono moltiplicati sia in Italia che all’estero. Caproni appare come il poeta più importante della seconda metà del Novecento. Negli ultimi tempi sembra che la critica caproniana vada segnando il passo, facendosi ripetitiva e attaccandosi ad aspetti secondari dell’opera. Si indagano gli appunti, si compulsano i libri della biblioteca personale alla caccia di sottolineature e piccole note che possano illuminare temi particolari o vicende personali del poeta. Come se il giudizio complessivo sull’opera fosse ormai scontato e si trattasse solo di sistemare i dettagli. Gli studiosi, infatti, sono unanimi nel considerare apice della poesia di Caproni gli ultimi libri, da Il muro della terra a Res amissa, pervasi dai temi del fallimento della ragione e dell’impotenza della parola poetica.

UNA PREMESSA, TRE PIETRUZZE E UNA PREGHIERA di RICCARDO EMMOLO

Più rileggiamo Caproni più ci rendiamo conto che la sua poesia disegna nel suo svolgersi una parabola comune ad altri poeti del Novecento. Le prime raccolte degli anni Trenta mostrano subito il coraggio di questo poeta appartato e controcorrente; nonostante qualche traccia lessicale e stilistica di stampo ermetico, i suoi versi si pongono fuori dal clima imperante in quegli anni. Altri poeti, come Sandro Penna e Cesare Pavese, pagheranno duramente la loro eterodossia: il primo con una emarginazione che lo accompagnerà fino alla fine, il secondo con la tragica scelta del suicidio. Negli anni Quaranta, risolti i residui ermetici, la poesia di Caproni cerca di superare il trauma della guerra rinsaldando il dialogo con la tradizione, sia nei temi (la figura di Enea come esempio di un impegno necessario per salvare la civiltà occidentale dal disastro), che nelle forme (il recupero del sonetto in una sintassi avvolgente, anche se a volte un po’ legnosa).

Poesia e silenzio di Riccardo Emmolo

Quasi tutto ciò che facciamo origina da un unico desiderio: durare il più a lungo possibile. I poeti non sfuggono a questa legge. Essere conosciuti, avere successo, diventare famosi nutre l’illusione di durare oltre la morte. La zoé in noi non crede alla morte. Anche quando ci ren-diamo conto che ci siamo vicini, non riusciamo a credere che di lì a poco scompariremo.

Editoriale

Leuké» compie il suo secondo passo rimanendo fedele a sé stessa: nessuna uscita sull’intrigo del giudizio militante, nessuna dichiarazione di poetica, nessun astratto dibattito sulla poesia e sui poeti, ma solo riflessione pacata, dialogo amicale, cura della voce perduta e ritrovata, spazio discreto a chi muove i primi passi con autentica umiltà. Resta questo in sintesi il programma a cui restiamo legati, per convinzione e per vocazione.

Presentazione

‘Non c’era bisogno di un’altra rivista’, si potrebbe dire salutando la sommessa aurora di «Leuké». E si potrebbe dire a ragione, se «Leuké» fosse una rivista, nata da un sodalizio intellettuale ovvero da intenzioni (più o meno marcate) di poetica. In verità, però, il candore che emana dal titolo pavesiano di queste pagine allude ad una radicalità dell’umano che è il punto di irradiazione e di fusione di «Leuké».