Massimo Morasso

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SU CAPRONI di MASSIMO MORASSO

Un’immagine per descrivere l’intuizione caproniana della realtà. Possiamo ragionare sull’esistenza di Dio, oppure interrogarci sulla sua probabile inesistenza (probabile, naturalmente, dal punto di vista della ragione, in forza della quale, soprattutto, ci è dato di “ragionare” e “interrogarci”). Ma ancor prima di lambiccarci su tale questione ultima, rendiamoci conto del fatto che per noi si tratta, in fondo, di una questione secondaria

Riflessioni in margine alla lettura di alcuni versi sul silenzio di Massimo Morasso

Dietro ai misteriosi paesaggi di Tranströmer, c’è la scena originaria in cui la lingua muta della natura viene tradotta nella lingua umana. L’impressione, seguendo il viaggio fra spirito e materia cui il poeta c’induce, è che da qualche parte “a metà strada” fra i due, si dia una lingua ideale, un metalinguaggio che viene prima delle parole. Ciò che l’osservatore – l’ascoltatore – può finalmente dire, può dirlo soltanto nello spazio di risonanza di quel linguaggio. Il silenzio, qui, appare insieme come il risultato e la condizione di apertura del grandangolo che orienta la visione.