Antonio Sichera

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Una parola dal silenzio di Antonio Sichera

Dico subito, al di là di ogni prova, che nella condizione contemporanea, quella delle parole pervasive e rese ‘immagini’, la via di ricostituzione della sostanza del verbo passa per il suo rinnovato contatto con il silenzio

Editoriale

Leuké» compie il suo secondo passo rimanendo fedele a sé stessa: nessuna uscita sull’intrigo del giudizio militante, nessuna dichiarazione di poetica, nessun astratto dibattito sulla poesia e sui poeti, ma solo riflessione pacata, dialogo amicale, cura della voce perduta e ritrovata, spazio discreto a chi muove i primi passi con autentica umiltà. Resta questo in sintesi il programma a cui restiamo legati, per convinzione e per vocazione.

Presentazione

‘Non c’era bisogno di un’altra rivista’, si potrebbe dire salutando la sommessa aurora di «Leuké». E si potrebbe dire a ragione, se «Leuké» fosse una rivista, nata da un sodalizio intellettuale ovvero da intenzioni (più o meno marcate) di poetica. In verità, però, il candore che emana dal titolo pavesiano di queste pagine allude ad una radicalità dell’umano che è il punto di irradiazione e di fusione di «Leuké».

Ricerca del mito, ricerca di se’ di Antonio Sichera

Non si è forse ancora considerata a fondo l’atipicità pavesiana nel panorama della grande letteratura degli anni trenta e quaranta del Novecento. Mi riferisco qui non ad una ‘diversità’ squisitamente formale, ad una più o meno personale modalità di scrittura – peraltro già abbondantemente indagata –, bensì ad una distanza di altra matrice, che intercetta il piano delle cose, anzi della ‘cosa’ di cui ogni grande poeta va in cerca.