Matteo Veronesi

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CAPRONI E IL PROFUMO DEL NULLA di MATTEO VERONESI

In una pagina suggestiva e celebre del De vulgari eloquentia, Dante paragona il volgare ideale (che è, nel contempo, sacratum ydioma, così come la Comedìa è «poema sacro» ― riflessi terreni, cioè, l'uno e l'altra, del dire divino, dell'atto creatore primo ed assoluto in cui forma e sostanza, espressione e pensiero coesistono e coincidono in una sorta di quasi platonica, ormai dissolta e irrevocabile, armonia a priori) alla pantera, belva fascinosa, fuggevole ed insidiosa ― «redolentem ubique et necubi apparentem»: dove il profumo e l'invisibilità, si noti, fondono l'ovunque e il nessun luogo finendo per farli coincidere, per relativizzare e deformare l'idea stessa della polivalente spazialità della Parola ―, di cui, secondo i bestiari medievali, si avverte il profumo, senza che sia possibile riuscire a ghermirla.

Poesie di Matteo Veronesi

Sulla riva del lago c’è un uomo morto che sogna la propria morte E la vede e rivede nel vibrio stupefatto dell’acqua con le moltitudini delle foglie, la tela tenue dei rami, con le impietrite altitudini ‒ in alto il canto muto dei cieli deserti a cui fa eco il profondo in silenzio