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PER LA POESIA DI ROSARIO MICHELINI

Tra il 1982 e il 1988 ricevetti due raccolte di versi di Rosario Michelini: Diario della memoria felice (Arte Tipografica, Napoli, 1982, tredici fogli staccati senza numerazione di pagina); Di Rimbaud, di te, e d’altre cose (con una premessa di Alessandro La Porta, Gallipoli - Nuovi Orientamenti Oggi, Napoli, MCMLXXXVIII, pp. 84). Del poeta, che immagino napoletano, o almeno campano – come si poteva dedurre dai luoghi delle stampe, ma anche da certi indizi interni ai testi – non si dava alcun cenno biografico; né mi potevano soccorrere più di tanto le poesie, che scorsi rapidamente, forse senza neanche leggerle.

I colloqui di Elpinti di Giancarlo Pontiggia

Ogni volta che mi capita di leggere Alessandro Ricci, non posso non chiedermi: «dov’eravamo, negli anni in cui pubblicava le sue prime raccolte?; e dove sono, ancora oggi, i lettori di poesia, i recensori, gli editori che continuano a ignorarlo?». Non fosse per le cure di Francesco Dalessandro, dubito che l’opera di questo poeta davvero unico, tra le voci maggiori del secondo Novecento, avrebbe potuto giungere fino a noi, uscire dal limbo in cui è stata come occultata: la postfazione di Stefano Agosti, che non esita – con ragione – a paragonare Ricci a Kavafis, così come il numero monografico che la rivista «Gradiva» sta approntando, potrebbero essere il segnale di una svolta.

Temperare la punta alla morte di Francesco Dalessandro

«Più che mai mi accorgo di essere un dilettante che racconta storie veramente accadute[2]», scriveva di sé con abituale understatement Alessandro Ricci; consapevole che il suo “dilettantismo”, se tale, era strumento di osservazione e narrazione non specialistico: un modo distaccato e, insieme, sommamente aperto all’esperienza (e ai suoi rischi) quale materia di poesia e di conoscenza.