Testimonianze

Home>>Testimonianze

SU CAPRONI di MASSIMO MORASSO

Un’immagine per descrivere l’intuizione caproniana della realtà. Possiamo ragionare sull’esistenza di Dio, oppure interrogarci sulla sua probabile inesistenza (probabile, naturalmente, dal punto di vista della ragione, in forza della quale, soprattutto, ci è dato di “ragionare” e “interrogarci”). Ma ancor prima di lambiccarci su tale questione ultima, rendiamoci conto del fatto che per noi si tratta, in fondo, di una questione secondaria

LA STRAZIATA ALLEGRIA DI GIORGIO CAPRONI di SAURO DAMIANI

Ricordo bene il giorno del 1997 in cui fu annunciato che il Nobel per la letteratura era stato assegnato a Dario Fo. Credo di non essere stato il solo ad aver provato un po’ di rammarico e, ancor di più, ad aver pensato che era stato defraudato del premio quello che per consenso quasi generale era considerato il maggior poeta italiano vivente, l’unica personalità letteraria – pensavano in molti – davvero degna di fregiarsi del prestigioso alloro, Mario Luzi.

UNA MUSA PER DUE POETI di SAURO ALBISANI

Dopo la presunta apostasia di Betocchi circolava nella cerchia degli amici comuni una boutade di Caproni che dietro l'apparenza caustica nascondeva un sottotesto di misericordia intellegibile soltanto a chi avesse avuto in sorte di poter constatare la fraternità del legame fra i due grandi poeti. Raggiunto dalla notizia spiccia e semplicistica della perdita della fede da parte di Betocchi, pare che Caproni esclamasse: “E ora che facciamo? In tanti l'avevamo delegato a credere per tutti noi!”

UNA PREMESSA, TRE PIETRUZZE E UNA PREGHIERA di RICCARDO EMMOLO

Più rileggiamo Caproni più ci rendiamo conto che la sua poesia disegna nel suo svolgersi una parabola comune ad altri poeti del Novecento. Le prime raccolte degli anni Trenta mostrano subito il coraggio di questo poeta appartato e controcorrente; nonostante qualche traccia lessicale e stilistica di stampo ermetico, i suoi versi si pongono fuori dal clima imperante in quegli anni. Altri poeti, come Sandro Penna e Cesare Pavese, pagheranno duramente la loro eterodossia: il primo con una emarginazione che lo accompagnerà fino alla fine, il secondo con la tragica scelta del suicidio. Negli anni Quaranta, risolti i residui ermetici, la poesia di Caproni cerca di superare il trauma della guerra rinsaldando il dialogo con la tradizione, sia nei temi (la figura di Enea come esempio di un impegno necessario per salvare la civiltà occidentale dal disastro), che nelle forme (il recupero del sonetto in una sintassi avvolgente, anche se a volte un po’ legnosa).

Frammenti per un’apologia del silenzio di Sauro Albisani

Se dovessi scegliere una poesia che rappresenti per me la più alta meditazione sul silenzio, certo sceglierei L’Infinito. Parlammo una volta dell’Infinito – in un clima d’intimo raccoglimento che avvicinava la conversazione a una preghiera laica, intonata nel nostro dialogo a una fanciullesca commozione condivisa da entrambi – con Orazio Costa nell’imminenza d’una progettata lettura open dei Canti, da farsi a Recanati e che poi per vicissitudini diverse e non nuove non si sarebbe realizzata.

Dalle macerie una voce di Massimiliano Mandorlo

Silentium aureum, l’istante in cui la parola lascia il posto ad un’altra voce che emerge nell’interiorità del nostro essere. Quell’attimo in cui il linguaggio pare sospendere la propria definitività e lasciare spazio ai territori inesplorati dell’ascolto, a una parola sottratta al rumo-re del mondo. Non la totale cessazione del suono, forse inconcepibile per noi umani se non con la morte, almeno per quel veramente poco che ci è dato sapere dell’aldilà.

Poesia e silenzio di Riccardo Emmolo

Quasi tutto ciò che facciamo origina da un unico desiderio: durare il più a lungo possibile. I poeti non sfuggono a questa legge. Essere conosciuti, avere successo, diventare famosi nutre l’illusione di durare oltre la morte. La zoé in noi non crede alla morte. Anche quando ci ren-diamo conto che ci siamo vicini, non riusciamo a credere che di lì a poco scompariremo.